La Movimentazione Manuale dei Carichi nei cantieri edile

Uomo in un cantiere che ha sulle spalle un grosso tubo per la posa del cemento.Nell’articolo 167 del D.Lgs. 81/2008, per movimentazione manuale dei carichi (MMC) si intendono quelle operazioni di trasporto oppure di sostegno di un carico ad opera di uno o più lavoratori, comprese le azioni del sollevare, deporre, spingere, tirare, portare o spostare un carico, che per le loro condizioni ergonomiche sfavorevoli possono comportare rischi di patologie da sovraccarico biomeccanico dorso-lombari.

Per la corretta valutazione del rischio MMC in cantiere, prendendo visione anche del Piano Operativo della Sicurezza (POS) da parte delle imprese esecutrici, andiamo ad analizzare un intervento tenuto durante un corso di aggiornamento ECM “Salute e sicurezza in cantiere” organizzato dall’Associazione Medici Competenti Campani (AS. ME. CO.) e l’associazione TESEO.

Durante il modulo curato dall’Ing. Giorgio Gallo dal titolo “La valutazione dei rischi di cantiere da parte delle imprese esecutrici. Focus sulle problematiche legate al rumore e alla movimentazione manuale dei carichi”, una delle prime attività da svolgere è la riduzione, per quanto possibile, la movimentazione manuale dei carichi rispetto ad una progettazione delle attività di cantiere. Attività possibile poiché il cantiere dovrebbe essere organizzato:

  • Individuando le aree di stoccaggio materiali e attività di carico/scarico materiali;
  • In relazione alla traslazione orizzontale e verticale di carichi ingombranti e particolarmente pesanti;
  • Tenendo conto della viabilità pedonale e dei mezzi;
  • Tenendo conto delle interferenze tra diverse lavorazioni.

Indipendentemente dai casi citati poco sopra, risultano comunque molti i casi di lavori che possono comportare un sovraccarico di tipo biomeccanico da MMC nel settore edile. Le criticità principali per una corretta valutazione dei rischi, risultano essere la complessità del settore caratterizzato da lavorazioni molto diverse tra loro e con specificità uniche come:

  • Provvisorietà logistica delle aree di lavoro;
  • Diversificazione dei materiali da movimentare e dei prodotti finiti;
  • Tempi di lavoro diversi addirittura da fase a fase nello stesso cantiere;
  • Contemporanea presenza di più imprese e di lavoratori con differenti competenze.

Naturalmente esistono delle criticità specifiche legate:

  • Alla tipologia di terreni
  • Alle diverse modalità di utilizzo o posa materiali
  • Le dimensioni del cantiere o della struttura su cui intervenire.

Molti studi inoltre hanno dimostrato che il rischio MMC risulti di difficile se non impossibile standardizzazione poiché i compiti come, ad esempio, sollevare, spingere, tirare, svolgere attività ripetitive, non continuo nell’arco della maggior parte delle lavorazioni poiché il ciclo lavorativo presenta grandi di variabilità ampie.  E anche l’utilizzo di metodiche di standardizzazione ed indicizzazione del rischio, comporta notevolissime difficoltà applicative, in quanto tutte le norme elettive di riferimento della serie ISO 11228 comportano la conoscenza deterministica di vari indici, tra cui per esempio:

  • Altezze dei movimenti;
  • Tipologia di prese;
  • Pesi movimentati;
  • Forma delle masse da spostare.

Ed è dunque difficile descrivere “con un algoritmo una mansione estremamente variabile, quale sia disimpegnata all’interno di un cantiere, seppur nel caso di operazioni tipiche su imprese specialistiche (es. ponteggisti)”. 

Di seguito riportiamo alcuni dettagli degli strumenti elettivi di base per la valutazione dei rischi da MMC, ad esempio:

Norma tecnica ISO Standard 11228 – 1. Il metodo richiede la “conoscenza dei seguenti indici: il peso movimentato; le altezze; le distanze del peso dal corpo nelle varie condizioni di movimentazione; la frequenza dei sollevamenti; il tempo impiegato nell’attività di movimentazione; la torsione; il genere e l’età”. E la standardizzazione del rischio “non è possibile nella stragrande maggioranza dei casi ove sussista alta variabilità di compiti, modi, tipologie di materiali, tempi, ecc”.

Norma tecnica ISO Standard 11228 – 3. Il metodo richiede la conoscenza dei seguenti indici: “tipologia di lavoro ripetuto; caratterizzazione della postura (spalla, gomito, polso, ecc.); utilizzo o meno di entrambi gli arti; il tempo impiegato nell’attività di movimentazione; il genere e l’età”.  Anche in questo caso “la standardizzazione del rischio non è possibile nella stragrande maggioranza dei casi ove sussista alta variabilità di compiti, modi, tipologie di materiali, tempi, ecc”.

Inoltre è indispensabile ai fini invece della Sorveglianza Sanitaria:

  • La descrizione puntuale delle mansioni e delle tipologie di attività svolte dagli operatori, la turnazione tra gli addetti ed i tempi di recupero (pause);
  • La valutazione delle tipologie di peso e movimenti ipotizzabili;
  • Provvedere ad aggiornare la valutazione prendendo a riferimento le diverse tipologie di lavori svolte e riportate nei POS di contestualizzazione;
  • Considerare i ‘worst case’ applicativi e le procedure di lavoro finalizzate alla mitigazione del rischio convenzionale da MMC;
  • L’individuazione di eventuali soggetti sensibili, per le opportune limitazioni, ove necessarie, che integreranno opportune misure ad personam.

Forniamo il documento rilasciato dall’Ing. Giorgio Gallo che riassume tutto il suo intervento sui carichi MMC.

Documenti:

"La valutazione dei rischi di cantiere da parte delle imprese esecutrici. Focus sulle problematiche legate al rumore e alla movimentazione manuale dei carichi”, Ing. Giorgio Gallo. Pdf download

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