Frequenza e distribuzione dei tumori professionali

Medico che visita un dipendente.La comunità Europea ha da poco aggiornato la propria normativo con una nuova Direttiva cancerogeni, la Direttiva (UE) 2017/2398 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2017 che va a modificare la direttiva del 2004/37/CE della protezione dei lavoratori contro gli agenti cancerogeni, confermando come i tumori professionali costituiscono una reale criticità dei Paesi industrializzati.

Una delle necessità, sarà sicuramente quella di ampliare le conoscenze degli operatori addetti alla salute e alla sicurezza occupazionali e di promuovere le loro competenze concrete in termini di capacità di identificare le neoplasie riconducibili ad un’origine professionale. Importante quindi è saper riconoscere le esposizioni a cancerogeni in ambiente di lavoro ancora attuali e i rischi di cancro che ne conseguono, conducendo quindi piani mirati di prevenzione efficaci.

A Civitanova Marche Alta, si è tenuto dal 28 al 30 giugno 2018 il “CANC TUM 2018. Workshop su cancerogeni occupazionali e tumori professionali” organizzato dal Servizio Prevenzione Sicurezza dell’ASUR Marche AV3.

Uno dei punti importanti è stato toccato all’interno dell’intervento “Strumenti metodologici per l’emersione dei tumori di possibile origine professionale” si è soffermato sull’epidemiologia che tocca la distribuzione e la frequenza dei tumori di origine professionale.

Alcune sostanze chimiche, metalli, polveri e circostanze occupazionali sono state casualmente associate ad un aumentato rischio di specifici tumori, tra cui polmone, cute, vescica e mesotelioma.

La IARC ha classificato 44 esposizioni professionali come cancerogeni per l’uomo:

  • 32 agenti chimici o fisici e gruppi di agenti o miscele per le quali l’esposizione è prettamente occupazionale;
  • 12 processi industriali o professioni.

In Italia, circa 4,2 milioni di soggetti, circa il 25% della forza lavoro, sono soggetti la cui esposizione ad agenti cancerogeni è stata riconosciuta.  

Di seguito sono riportate alcune utili indicazioni sugli agenti cancerogeni occupazionali:

  • L’Amianto risulta cancerogeno per l’uomo in tutte le sue forme, risultando uno dei principali responsabili dell’insorgenza dei tumori professionali
  • Sufficiente insorgenza di mesotelioma, tumore polmonare della laringe e dell’ovaio, limitata per tumore colon-retto, della faringe e dello stomaco
  • Il 5-7% di tutti i tumori del polmone può attribuirsi ad esposizione professionale ad amianto e negli esposti il mesotelioma può rappresentare più del 9% dei decessi totali
  • In area europea più di 100000 decessi per mesotelioma ed asbestosi (circa il 60% di quelli globali) nel periodo 1994-2010

Di seguito tra gli agenti cancerogeni si ricorda:

  • Silice cristallina: “nei paesi EU più di 2 milioni di lavoratori esposti nelle industrie della lavorazione dei minerali, dell’energia, dei metalli e delle costruzioni
  • Arsenico (esposizione per inalazione, ingestione, contatto): eccesso di rischio per tumori della cute, del polmone e della vescica, e con meno consistenza, del rene, del fegato e della prostata
  • Fumi di scarico diesel (classificati come cancerogeno di gruppo 1 nel 2012) associati a aumento di rischio per tumore del polmone e della vescica, in esposizioni professionali nelle miniere non metallifere, nelle ferrovie e nei trasporti
  • Amine aromatiche: associate ad un aumento di rischio per tumore della vescica, leucemia e linfomi, tumori del polmone e dello stomaco usate nella verniciatura, nella raffinatura dei metalli e nella lavorazione della gomma
  • Formaldeide (industrie tessili e delle materie plastiche): associata ad un aumento di rischio per tumori del nasofaringe, leucemia mieloide
  • Idrocarburi policiclici aromatici (IPA) (produzione di alluminio, gassificazione e produzione del carbone): associati ad un aumento di rischio per tumore del polmone e della cute;
  • Benzene: evidenza di una associazione positiva con linfoma non-Hodgkin (NHL), leucemia linfocitica acuta (ALL) e cronica (CLL), mieloma multiplo

I tumori professionali si differenziano dagli altri tipi di tumori in termini biologici o clinici in quanto si concentrano tra specifici gruppi di lavoratori caratterizzati da:

  • esposizioni ad agenti cancerogeni particolari per intensità e durata
  • rischio di sviluppare una particolare forma di tumore molto più alto rispetto alla popolazione generale.

Sono poi riportati i criteri di causalità per una associazione tra esposizione e insorgenza tumorale:

  • forza dell’associazione basata sull’osservazione dell’aumento della probabilità con l’aumento del rischio relativo e in presenza di gradiente dose-effetto
  • Consistenza: associazione dimostrazione in più studi
  • Specificità: corrispondenza di una specifica esposizione con una specifica malattia
  • Temporalità: per cui la causa deve precedere l’effetto
  • Coerenza: plausibilità biologica

 

Dati banca dati Inail sui Tumori Professionali

 

In diversi paesi si è tentato di quantificare le dimensioni dei tumori di origine professionale per evidenziare l’impatto dell’esposizione a cancerogeni nei posti di lavoro. Di seguito, sono elencati alcuni risultati delle ricerche:

  • “il 9% dei decessi per tumore del polmone è stato stimato di origine professionale (6% in Europa occidentale e 5% in USA);
  • tutti gli studi concordano che il tumore del polmone rappresenta più della metà dei tumori professionali e l’amianto l’esposizione professionale più importante;
  • Finlandia: 24% dei decessi per tumore del polmone attribuito ad agenti cancerogeni in ambito lavorativo (circa la metà di questi da amianto);
  • USA (1997), Francia (2000): 75% dei tumori professionali rappresentato dal tumore del polmone (più della metà dei casi correlati all’amianto in USA);
  • Svezia: 82% (uomini) e 32% (donne) dei tumori professionali rappresentati dal tumore del polmone e dal mesotelioma, mentre il tumore alla mammella il 55% di tutti i casi di tumore lavoro-correlato tra le donne;
  • Gran Bretagna: mesotelioma (94,9%), tumori naso-sinusali (34,4%), del polmone (14,5%) e della mammella (4,6%) cause più rilevanti di mortalità lavoro-correlata (con il contributo più grande fornito dall’esposizione ad amianto)”. 

Nelle considerazioni finali la relazione sottolinea che i risultati dei sistemi di sorveglianza epidemiologica dei tumori professionali sono uno strumento efficace per:

  • “accrescere le conoscenze sull’epidemiologia e sull’eziologia delle malattie (non solo di origine professionale);
  • diffondere la consapevolezza dei rischi;
  • supportare le politiche di indennizzo;
  • aumentare l’efficacia delle politiche di prevenzione”. 

Strumenti metodologici per l’emersione dei tumori di possibile origine professionale” intervento a “CANC TUM 2018. Workshop su cancerogeni occupazionali e tumori professionali” (formato PDF, 3.13 MB).

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