Tecnostress-Cos'è, quali sono i sintomi e come tutelarsi

Tecnostress è un termine inglese, technostress, che indica uno stato di stress causato dall'eccessivo utilizzo dei dispositivi (ICT)

In un'epoca in cui immaginare la nostra vita quotidiana senza computer o senza Internet, è impossibile, è altresì importante adottare le giuste misure di prevenzione per la salute e la sicurezza degli individui.                                                                                                                                                                

Esistono moltissime attività lavorative, che vengono svolte quasi esclusivamente tramite l’utilizzo di attrezzature informatiche. In questi casi un rischio a cui sono sottoposti gli operatori è quello relativo all’enorme flusso di informazioni digitali, che il cervello umano deve processare. Ciò può causare notevoli problemi per la salute e la sicurezza sul lavoro delle persone, che svolgono attività con massiccio utilizzo di: computer, Internet, Email, Software di Istant Messaging (WhatsApp, Messanger; Skype, ecc…),SW Gestionali, e via dicendo.

Un’elevata esposizione ai fattori finora elencati può comportare l’insorgenza di fenomeni quali:

  • Technostress
  • Internet dipendenza
  • Email Addiction (dipendenza dall’uso smodato di Posta elettronica).

 

 

 

 

 

 

Che cos'è il Technostress?

Il Tecnostress è una problematica esistente già da diversi decenni. Il termine, infatti è stato coniato dallo psicologo americano Graig Broad nel 1984.

In quegli anni, però, i principali sintomi del Tecnostress (ansia, cefalea, attacchi di panico, ecc…) erano dovuti all’estrema lentezza delle attrezzature presenti.

Oggi come oggi, invece, ciò che stressa non è la scarsa performanza delle tecnologie informatiche, che anzi funzionano molto bene, bensì l’eccessivo utilizzo che se ne fa e l’enorme mole di informazioni a cui si è sottoposti. Tutto ciò può provocare notevoli scompensi per la salute.

Quali sono i principali sintomi del tecnostress

  • Affaticamento mentale, cefalea;
  • Ipertensione;
  • Insonnia;
  • Disturbi muscolo-scheletrici;
  • Ansia;
  • Attacchi di panico
  • Alterazione percettiva della realtà.

Tutto ciò produce conseguenze anche a livello lavorativo (ed economico), generando: aumento dell’assenteismo, difficoltà nel lavoro in team, diminuzione della produttività.

Tra le patologie appena elencate l’insonnia e gli attacchi di panico meritano sicuramente un approfondimento.

Per quanto riguarda l’insonnia è stato verificato che, oltre al sovraccarico informativo, che impedisce il rilassamento del cervello prima del sopraggiungere del sonno, anche l’esposizione ai led a “luce blu” degli schermi touch può produrre alterazione del normale ciclo sonno – veglia.

Gli attacchi di panico sono anch’essi un sintomo grave del Tecnostress. Il panico è una paura estremamente forte, che si manifesta in maniera violenta ed improvvisa. Quando il nostro cervello percepisce un pericolo molto grave, il nostro organismo si predispone ad affrontarlo. Una volta passato il pericolo, la fase di allarme o “panico” dovrebbe ritornare sotto controllo riportando la situazione in equilibrio. Quando, invece, il cervello umano è subissato da un elevato numero di informazioni digitali, potrebbe insorgere la sensazione di non riuscire a gestire una tale mole di dati nei tempi richiesti. In questo caso la situazione non ritorna in equilibrio, generando uno stato di allarme costante, da cui possono scaturire gli attacchi di panico.

Come si vede il Tecnostress può causare delle patologie alquanto invalidanti. Anche l’INAIL in questi ultimi anni ha confermato come tale rischio sia in aumento, tanto da includere le patologie ad esso collegate, nell’elenco delle malattie professionali “non tabellate”, ossia quelle per le quali l’onere della prova spetta al lavoratore.

Come tutelarsi dal Tecnostress

Il primo passo per la tutela dal tenostress è la necessità di valutarlo ed inserirlo nel Documento di Valutazione dei Rischi.

Ai fini della tutela della salute e sicurezza sul lavoro sarà, inoltre, sempre più importante prevedere dei percorsi formativi ad hoc per i lavoratori esposti a questa “nuova” tipologia di rischio.

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